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Il bianco pedone muove sulla svelata scacchiera
Non c’è tempo
E neppure fretta,
Il lento scorrere del fiume
S’arresta in un lago denso
E un poco oscuro.
Ciondola la piccola barca,
La vela vola via
Incontrollata,
Bonaccia arida
E intorno solo orizzonti
Acquosi
Di statici istanti.
Sorge un pallido sole
E un riflesso di luna,
L’abaco delle stelle ha smarrito la strada
Le biglie rotolano lontane,
Deliri colorati.
Mi guardo le mani
Ossute e stanche
E le riconosco mie
La penna scorre sul foglio sporco
E scrive altre note
In stranieri linguaggi.
Non so più leggere
E non mi affanno a pensare
Ma solo ascolto
Un suono nuovo.
Chiudo gli occhi
Il mondo è scomparso
E io sono in ogni luogo.
Alla deriva nell’ovunque
Ascolto il vento sussurrare il mio nome
E in un antico scrigno
Vuoto di magie
Lo raccolgo.
Il bianco pedone
Muove sulla svelata scacchiera.
non credo in te.
...agitando braccia e gambe in un aritmico e sincopato stato d'ansia costante, galleggio nel mare di terrore che mi percuote costantemente...
Surreale deserto
Deserto nero,
illuminante mantra
e sulla sabbia
le mie orme
soffiate vie
volano lontane.
Luna gialla
Nel cielo blu
E una palma verde
Un poco più in là
Sorride e pensa
Il tepore del sole
E della noia
Il torpore.
Un cammello ondeggia
Sulle dune
E sul mare rosso
Di infiniti granelli
Di dei nascosti
E ancora cerca
L’altro cantore
E il suo grande cappello.
Un dattero cade
Senza rumore
Su un quadrato di terra
Ma nessuna pioggia
Bagnata e calda
A fecondare
Il seme
Del cuore nascosto.
Là in fondo
Sembrano rovine
Di un misterico castello
Torri e torrioni
Fossati e altro
Ma più da vicino
Si svela l’inganno
Di un semplice
Accaldato miraggio.
Un odore
D’afose memorie:
Una collana gettata per terra
E le perle bianche
a riflettere attorno
ma nessuna risposta
e ciò che resta
è il solito dubbio.
Nomadi in blu
Carichi di sale
Di lacrime mai versate
Carovana surreale
Come un serpente
Scivola via
Senza neppure
Cantare o parlare.
Un foglio nell’aria
Mirabile volteggia
E piano plana
Moderno volante
Veicolo di parole
E poesia
Che un colpo di vento
Piano cancella.
Rotola un sasso
Sulla collina di sabbia
E cascata d’arancio
Nel buio la si immagina
O forse azzurra
Gialla o cremisi?
Ma non era di quel bel
Scuro lillà?
Assiso sulle nuvole
Se ne sta un ricordo
Che come un re
Osserva stanco
I suoi piccoli
Sudditi
Ma nulla può fare
Per i loro dolori.
Uno scorpione
S’affretta verso un’invisibile
Preda nascosta
Che forse sonnecchia
Insicura:
Nessuno s’avvede
delle poche stelle
e in alto nel cielo
di un altro Scorpione.
Un’eco riecheggia
Un canto parco
Dolce si stende
Sul caldo deserto
Infuocato e nero
Ma nessuno lo ascolta
E pure io che
Lontano
Me ne vado.
Dammi la mano
Smetti la poesia
Getta la penna e lascia
Il tempo che scorra
Lungo il crinale:
Là in fondo
Nascosto
C’è il mare.
Tratto da www.fantascienza. comDi seguito riportiamo titoli dei racconti e nomi degli autori, nell’ordine con cui compaiono nell’indice:
Orizzonte degli eventi di Giovanni De Matteo (vincitore del Premio Urania 2006 con il romanzo Sezione Pigreco Quadro, ed. Mondadori);
SPAM di Filippo C. Battaglia;
L’uomo dei pupazzi di schiuma di Dario Tonani;
Chandra, sogna la neve che brucia di Alberto Cola;
Cento anni di Sandro Battisti;
Principio d’induzione di Roberto Furlani;
137 di Lukha Kremo Baroncinij;
Confiteor di Mario Gazzola;
L’ultima stanza del mondo di Alex Tonelli;
Afterlife di Daniele Pasquini;
Esperimento quantico di Domenico Mastrapasqua;
La favola nera di Marco Milani;
L’istante gelido di Fernando Fazzari;
Amiens (1905) di Simone Conti.
Il volume è completato dalle illustrazioni di Giorgio Raffaelli, autore anche della splendida copertina.
La Zona
Tralicci e pochi altri fili
Pendono da soffitti di plastica
Prefabbricati in tinte di un verde innaturale.
Le rotaie corrono verso paesaggi suburbani
Di periferie dimenticate e fermo alla banchina deserta
Il treno attende speranzoso silenziosi passeggeri.
Come uno stalker entro nel vagone sfregiato
E lo sento mettersi in moto e andare
Verso la direzione là in fondo.
Laggiù non v’è nulla d’umano
Solo strani ricordi che si fanno materia
Per poi tornare ad essere grigia nebbia.
Un tempo accompagnavo visitatori,
Curiosi annoiati di sane monotonie
Ma ora viaggio solitario e intorno a me siede vuote.
Vedo il paesaggio deformarsi dal vetro del finestrino
Ed osservo gli alberi accartocciarsi e le foglie marcire,
piano sto arrivando e un poco m’appisolo.
Uno stridore e un sobbalzo, urla il metallo delle ruote,
silenzio ed immobilità intorno.
Sono nella Zona. Sono arrivato al nulla.