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IN ARIA... | NST | GRAFICA DI STILE
lunedì, 31 dicembre 2007
Semplicemente
voglio augurare buon anno a tutti. Anno oscuro e connettivo, foriero di nuovi brividi senza che si dimentichino quelli appena passati.
Scritto da: zoon alle ore 13:36 | link | commenti | categoria: visioni dal nulla
domenica, 30 dicembre 2007
Il tramonto
mi porta echi delle onde solstiziali ancora presenti, come se fossero ologrammi. Ogni giorno che il sole va giù ne sento l'intensità, di quel buio straniero, alieno, ectoplasmico; sento di dovermi lasciare andare al flusso, e i flussi miei interni divengono sospesi, un attimo eterno in cui i miei congegni tecnologici si annullano nell'attesa della terminazione nervosa e cibernetica, della fine biologica del mio esistere qui.
Scritto da: zoon alle ore 18:09 | link | commenti | categoria: black, crash, visioni dal nulla, what the thunder said
domenica, 23 dicembre 2007
End Of TimE


Tutte le immagini sono proprietà dei rispettivi autori
Scritto da: oblio2006 alle ore 15:20 | link | commenti (2) | categoria: black, crash, blue room, electromind, visioni dal nulla, video drome
venerdì, 07 dicembre 2007
Immagini tremolanti
di intersezioni semiotiche nel verbo divenuto processore; una commistione impressionante di carne e chirurgia cibernetica per plasmare l'ultima evoluzione pensabile del biologico. Prima di sfociare nell'immateriale senziente.
Scritto da: zoon alle ore 15:08 | link | commenti (1) | categoria: electromind
martedì, 04 dicembre 2007
CollapsE
Percezione dominante

affoga nelle spire del tempo-lento [umano], inflitrandosi in circuitazioni gnostiche. Ritrasmessa nella delocalizzata omniscenza universale da fattori estranei, si propaga come messaggio ultimo.
A posteriori della naturale asintetica caricatura organica ne trasforma il livello, innalzando il tutto in una visione olografica che attraversa e si posa nella nostra obsolescenza.

Percezione dominante. Nuova carne artificiale nella catarsi [non]biologica.
Scritto da: oblio2006 alle ore 12:25 | link | commenti | categoria:
domenica, 02 dicembre 2007
Quando la Morte sorride...

does_it_last_forever__by__sylph_

*

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Quando la Morte sorride, evidentemente qualcuno ha dimenticato aperto il cancellino sul retro del cortile. Oppure un altro si è dimenticato di vivere, riducendo i propri giorni a una massa informe di sensi di colpa e di rimpianti che scorre come un fiume esondato sul timer a rovescio del suo Tempo. Quando la Morte sorride, sicuramente c'è del lavoro per Lei, da qualche parte. Forse la Peste sta finendo il turno, e prima di staccare rifinisce a un uomo il pallore delle guance, le scava ancora un po'... il make-up artist che prepara al rendez-vous con La Signora.
Quando la Morte sorride, di solito c'è qualcosa che non va: ce lo continua a suggerire la stessa Terra, con sospiri e bisbigli e brividi - la senti?
Quando la Morte sorride, però, c'è anche un'ultima possibilità... Che si sia dimenticata di lavorare perché si è innamorata, e si trova ancora nel letto di qualcuno, non come prefica, stavolta: come Amante.

"Il giorno dopo non morì nessuno"...

(da J. Saramago, Le intermittenze della Morte)

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Scritto da: Milesia alle ore 13:21 | link | commenti (2) | categoria: what the thunder said
sabato, 01 dicembre 2007
Il giorno in cui la Morte mi sorrise

foto

Il giorno in cui la Morte mi sorrise

 

Il giorno in cui la Morte mi sorrise

Stavo camminando lungo una striscia di sabbia

Circondata da due mari eternamente attratti l’un con l’altro

Ed io proseguivo ignorando e non sapendo

Il dolore che nelle onde e nella risacca si nascondeva,

La disperazione di una separazione inflitta

Dal lembo infinito di uno sterile deserto.

 

Dietro di me le orme dei passi restavano disegnate

L’una dopo l’altra a tracciare il sentiero della mia biografia

Che inconsapevole avanzava in itinerari confusi

Ed io osservavo i mari, il nero delle acque che si cercavano

Urlandosi la disperazione di un’incomprensione assurda

Ed non mi avvidi della musica che mesta

Nell’aria sembrava ristagnare, melanconica.

 

Fu solo quando mi fermai, stanco a riflettere

Sul dove, il perché e il libero arbitrare

Che udì le note pastose e collose che del cielo s’impregnavano

E vidi la donna che lenta e altezzosa a me s’avvicinava

Col ghigno di chi sa un segreto da svelare e sorprendere;

Lei a me si apprestò e maligna sorrise al mio volto.

La stetti ad osservare, sinchè compresi che era la Morte

Venuta a farmi visita e a parlar con me del più e del meno.

 

Mentre la calda musica annunciatrice andava spengendosi

Con un gesto la invitai a sedersi, sulla calda sabbia

E lei cortese s’accomodò e attese che le parlassi,

Certa che molto avevo da dirle e da lagnarmi della vita,

Del destino che non esiste e del caso che ogni cosa governa;

Lungo fu il mio silenzio, abitudine imposta, e immobili c’osservammo

Lasciando che il tempo fasullo su nessun orologio scorresse.

 

Lei era bella, il corpo magro, scheletrico e le ossa ferenti,

La pelle immacolata, quasi trasparente, come una provocante lingerie,

I capelli neri e radi che le cadevano in ciocche disordinate sul viso

E i denti bianchi ed affilati che s’affacciavano dal sorriso senza labbra

Le mani ossute e nervose che accarezzavano la lunga veste e la piccola falce

Frivola concessione a iconografie antiche e a femminili vezzeggi.

Mai avevo visto tanta simmetrica imperfezione farsi meraviglia.

 

E lei sorrise e io in lei mi persi, ancora una volta nei suoi occhi neri

Agognando il colore che silente pareva promettere

La fine lenitiva del patire e del sopravvivere

E del continuo camminare lungo il deserto

Affannosamente infuocato senza inizio o interruzione

E persino le impronte dietro i miei passi invocarono pietose

L’alito freddo di vento che le avrebbe cancellate per sempre.

 

A lungo restammo seduti in quell’angolo di deserto

E la sabbia sotto di lei si ghiacciò e morì

E io restai ad osservare i granelli spegnersi

Come infiniti semi di senapa essiccati ad un sole nero

Invidiando la miriade di nascoste divinità che con essi periva,

E chiusi gli occhi ripercorrendo la vita vissuta, gli errori e le dolorose speranze

Che ogni giorno cercavo di dimenticare e strappare dalla mente che ostinata sogna.

 

Ogni lancetta s’interrompe al cospetto della donna che porta il nome di Morte

E il mio tempo divenne il suo tempo: eterno ed immobile, momento identico.

E lei continuava a sorridermi, aspettando che le chiedessi di portarmi via con sé

Di porre fine agli strali oltraggiosi di un folle principe di Danimarca

E nessun dubbio, nessun sogno nel sonno di un oblio che è solo nero,

Nessuna colpa da scontare tra le sue braccia.

Lei attese e io restai in silenzio ad osservarla.

 

Poi mi alzai, le porsi la mano e le chiesi di camminare con me ancora lungo un tratto

Di quella deserta spiaggia, lembo sadico di disperata solitudine marina,

Verso l’orizzonte che identico si staglia un poco più in là.

Lei smise di sorridere, il volto si scavò di mille nuove rughe,

E si deturpò in forme deformi di geometrie impossibili,

Prese la mia mano e con me accettò d’avanzare, lentamente.

Verso l’orizzonte che identico si staglia un poco più in là.

 

Mano nella mano della Morte che più non sorride

Io uomo avanzo nello sterile deserto della vita

E intorno osservo la solitudine a cui la sabbia confina

I mari che si cercano senza mai trovarsi e sogno la gente

Che altrove s’è persa e mi chiedo dove la mia speranza

E un poco triste mi faccio, finchè la Morte mi stringe le dita

In un freddo gesto materno e sussurra le sue uniche parole:

 

Il tuo essere, amore mio.

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Scritto da: Logosnero alle ore 19:40 | link | commenti (2) | categoria:
Si identificano
memi cadenti in un catino cosmico indefinito, un gorgo senza dimensioni perché innumerevoli che confonde, subissa di voci alternative nel deserto della biologia fetida e rivoltante. Come un epitaffio alla condizione umana.
L'epifania dell'inumano si porta appresso algoritmi di calcolo postumano, come una nenia usata per addormentarsi.
Scritto da: zoon alle ore 12:45 | link | commenti | categoria: black, electromind, visioni dal nulla