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IN ARIA... | NST | GRAFICA DI STILE
mercoledì, 10 settembre 2008

GHIACCIO E GUERRA



I

La fuori vi sono solo

Ghiaccio e guerra


E io ascolto il clamore di battaglie

E il luccichio della neve

Che cade.


Ascolta, lo senti anche tu?


Forse è un urlo, una sirena,

Una mina che esplode,

O è solo il silenzio

Di questa scrivania legnosa?


Alzo la testa e guardo

Fuori, solo bianco

Non vi è nulla

Se non bianco

E qualche rada esplosione.


Odo l’orizzonte che riecheggia

Un tonfo, un sordo lamento

Un urlo.


Lo odi?


Ascolta il mio stesso

Silenzio.


Il giradischi nella sala accanto

Gracchia guasto

E il vecchio vinile

Non svela l’incanto

Della musica antica.


La casa è piccola

Grandi finestre e vetri crepati

Un tempo aleggiava un profumo

Ma ora solo un vago odore

Di ghiaccio,

Di neve

E polvere da sparo,

Neppure più gli insetti

Molesti

Si fermano a curiosare.


In alto

Nel cielo

Grigio

Nuvole pesanti ed io

Penso a lei

Che si muoveva come le nuvole

Nei cieli

Inafferrabile.


Grigio e minaccia di pioggia,

La pioggia del mattino

Quella fredda che cade sulle rovine

Sulle tombe, sulle strade deserte

Di questo panorama mesto

Dipinto su questa grande finestra.


Freddo, le mani sono gelate

La sensibilità altrove

E persino la penna pesa

Come un macigno da condurre

Oltre il valico,

Eternamente.


Il legno si screpola, il foglio

Si consuma e l’inchiostro

Si ghiaccia in questo mio

Solitario raccontare

Il ghiaccio

E la guerra.


Bianco e rosso

Freddo e sangue.

Ghiaccio e guerra.


Non ho mai creduto in dio

E neppure posso pregare

O urlare insulti

Contro un altro volere

Perché il caso

Solo il caso

E nessun mulino a vento

Mascherato

Mi ha confinato qui

In questa mia casa.


Senza di lei.


Non ricordo più neppure il suo nome

Ma ho imparato a ricordare il mio e lo ascolto

Ripetuto sulle mie

Insanguinate labbra.

Conosco il mio nome.


La porta è là dietro,

Un poco oltre il letto disfatto,

Quasi la dimentico

Aperta ma nessuno entra

In questa stanza

E la neve cade sul ghiaccio

Sino a spezzarlo

E sprofondare.


Ghiaccio e guerra

Battaglie congelate

In istanti immobili

Senza esito, statici

Diorami di identici soldati,

Sul punto di morire.

Morituri.


E io continuo a scrivere

Sino a che la pagina

Finisce e il pallido sole

Tramonta e il nero della notte

Si riflette sul ghiaccio

E nei suoni della guerra.


In questa casa che guarda

I monti e alcune piramidi

Poco lontane

Attendo che la battaglia arrivi

E il ghiaccio giunga

E mi reclami alla sua

Imperitura

Perfetta immobilità.


Arriveranno prima gli scricchiolii

Del gelo o il ritmo

Distorto

Delle cannonate?


Intanto la neve

Continua a cadere

E avvolge ogni cosa,

La mia vista

È priva di ogni cosa.


Io guardo fuori

E vedo piccole orme

Che vanno scomparendo

Non le riconosco, qui intorno

Non c’è nessuno da così

Tanto tempo,

Forse sono le mie

O le tue

E tu stai salendo le scale,

I gradini di legno

Per bussare ad una porta

E annunciare il tuo

Sorriso.


La mia porta resta

Silenziosa

E io continuo a scrivere

E il ghiaccio a conquistare

E la guerra a devastare


E su tutti la neve

Non smette di cadere.

Indifferente.


II


Quanta strada

Prima di questa casa

Quanti passi

Prima di questa scrivania.


Ho incontrato gente

Soldati

Donne e vecchi

Re e poeti

Gente in fuga

Dispersa

Nelle loro terre

E io andavo

Oltre.


Ti ho cercata dove il sole sorge

Ti ho cercata dove il sole tramonta

Ti ho cercata nel cielo

Di una casa senza muri

Ma solo finestre

E tu sei solo una memoria

E un suono che si spegne

Lontano.


Mi raccontavano di averti vista

Un attimo prima del mio passaggio

Ma tu eri sempre un po’ più in là

E io andavo

Avanti

Camminando sul ghiaccio

Immerso nella guerra

Sepolto dalla neve.


Pastrano scuro

Stivali pesanti

Guanti lanosi

E il buffo cappello.

Poi la barba

La mia bionda barba.


Racconteranno leggende

Sul passaggio di un uomo

Dal capo chino

Dagli abiti invernali

Dagli occhi color del cielo.


O la guerra ucciderà

Tutte le leggende

E il ghiaccio seppellirà

Tutto il passato.

Persino quegli occhi.


Sei rimasta lontana

Ed io ero stanco

E qui mi sono fermato

Nella casa senza muri

In mezzo al cielo.


Attendo,

Non smesso di cercati

Ma aspetto

Che sia tu ad entrare

Da quella porta

Che mi separa

Dal ghiaccio

Dalla guerra

Dalla neve

Da te.


Il suono del caffé si mischia

Al suo profumo e vinco la fatica

Di alzarmi e lasciare i fogli

Sparsi

Sulla scrivania

Sul letto

Per terra sul legno

Decorati

Della mia

Fanciullesca grafia.


La tazza fuma e sorseggio

Piano, ogni tazza è forse l’ultima tazza

E poi resterà solo acqua

Ancora per poco

Calda.


Le nuvole nel cielo

Sono scomparse

Forse fuggite

E un pallido sole

Rischiara il mezzogiorno

E il ghiaccio

E la guerra

E la neve che continua

A cadere.


Non ci sono più libri

Combustibile arso da tempo

Delirio per un momento di tepore

Barattato con l’eterno

Consolamentum

Delle parole.

Ora

Solo silenzio

Intorno

Sulle mensole

Di librerie

Vuote.


Uno sparo,

Forse un soldato

M’affaccio da una delle finestre

Ma non vedo nulla

Se non ghiaccio

E la neve

Che cade

Era solo

Un altro

Ennesimo

Suicida.

La sua pistola,

Invidio la sua pistola.


Quanto tempo?

Da quanto tempo sono qui?

In questa mia casa senza muri

Che sorge a ridosso del cielo?

Da dove arriva questo ghiaccio

E la neve

E la guerra?

La bomba è davvero

Scoppiata?

Boom.


Domande scritte nella neve.

E basta un battito di tempesta

Per lavarle via

E nulla resta.


Steso sul letto

Le braccia aperte

Le gambe aperte

Sono un angelo

Vitruviano

E dalle lenzuola scure

Fisso il soffitto

Le pareti

L’ombra di un armadio

Che ora è cenere

Sparpagliata ovunque

E l’orologio

Fermo ad un tempo

Scomparso

Chiudo gli occhi

E non vedo il ghiaccio entrare

Dalla porta e piano

Scivolare nella stanza.

Continuo a far finta di dormire

Magari non si accorgerà di me.


Ghiaccio.

Ovunque.


Sulla scrivania

La penna è inutile

Incido il foglio con un coltello

E cerco di lasciare

Una traccia

Di un passaggio

Di una sosta

E di una ricerca

Che non si è conclusa.


In vano tento

Di ferire il tempo

E lasciare

Lo sfregio

Del mio presente.

Di questo tempo

E di questa casa

Mia.


Il foglio si lacera,

Si spezza e si frantuma

Patina sottile, cristallo

Di ghiaccio.

E le parole restano mute

La mia memoria

Incontaminata

Non si farà verbo.

Non sarò dio.


La guerra è vicina

Il ghiaccio e qui dentro

E la neve continua a cadere.

Impassibile.

Belle Dame.

Sans merci.


III


Bianco.

Non vedo altro che bianco.

Bianca la casa,

I muri che non esistono

Le grandi finestre

La scrivania

Persino la guerra

Giù per strada

È bianca.


La neve non ha smesso di cadere

Neppure ora che non vi è più nulla

Da ricoprire e tutto è un soffice

Manto

Bianco

Da cui si leva

A volte

Lo scoppio

Di qualche

Anacronistica

Esplosione.

La guerra non si è accorta che il ghiaccio

Ha trionfato.


Non sento più i miei pensieri

Il ricordo si mischia al presente

E il futuro sembra così vicino da poterlo toccare

Lì, nel ghiaccio, nella neve,

Basterebbe dormire

Per un ultima volta.


Le voci. Senti le voci?

Quante voci in questa stanza

Le riconosco una ad una

Sono gli alberi

E il frutto di una perduta conoscenza

Il paradiso perduto

Il suo nome

Che non ricordo

E il mio

Che guizza

Sul ghiaccio e

Rimbomba ovunque.


Cammino nel bianco

Intorno alla casa

In circolo perfetto

E scavo un solco

Dentro o fuori

Di qui o di là

E nel cielo

Un occhio d’abisso mi osserva

E si interroga

Sulla mia follia.


Scavalcano il fosso

Le piccole formiche

D’argento dipinte

Armate di scheletri

Chitinosi e metallici

Possenti

Avanzano lente

In fila perfetta

D’indiana memoria

E arrivano a me

Qui di fronte.

Ant Army.


Guarda le vedi anche tu?

Lì, eccole lì.


Non le vedi?

Sono folle?

Chi sei tu?

Con chi sto parlando?


Sei bianco

E freddo

Come il ghiaccio

E mi rifletti

Senza pensarmi.


Le hai viste le formiche?


Mi hanno parlato

La loro lingua

È facile

È fatta di tanti silenzi

Accatastati l’uno sull’altro

E io il silenzio

Lo capisco.

L’ho imparato negli anni

Prima di questa casa.


Le hai ascoltate?

Hai udito la loro storia?


Chi sei tu?

Perché non vedi?

Perché non senti?


Sei lei?


No.

Non sei lei.


Lei chi?


Musica,

Intorno a me una musica

Note soffuse

Un canto parco

Una nenia.

Scricchiolii nel ghiaccio

E mi accorgo che le esplosioni

Sono cessate

Nessuno sparo

Nessun soldato salta

Su una mina nascosta.


Mina, amante prediletta del Vampiro.


Urlo.

La guerra è finita?

Finita?

Ita?

A?


Passa un momento

E lo sparo arriva

Risposta gracchiante alla mia stolta domanda.

Il vetro esplode intorno a me.

Sangue, schegge e sgorganti

Ferite sul volto.

Rosso sul bianco

Astratto dipinto in cui riconosco

Me stesso.

Il mio viso

Deturpato.


La guerra non finirà mai.


E la musica smette di suonare,

E l’eco della battaglia

Ritorna

Come una risacca

Stanca

Sulla spiaggia

Fredda

Della mia

Solitudine.


Il sole tramonta,

E la luna si alza nel cielo

Proprio lì

Ad una passo dalle finestre

Della mia casa

E quasi la sfioro

E ne sento

La luce

Tra le dita

Blu

Elettrica

Come una pira

Funeraria

Caricata

A dinamo.


Un funerale,

Marionette in nero

A seguire il feretro

Movimenti a scatti

E fili che pendono dall’alto

Nessuno parla

Disegnate le lacrime

Sui visi di legno

E la recita prosegue.

Tumulazione

Di una presunta

Umanità.


Allungo il braccio

Le richiamo a me

Ma non mi odono

E il sacerdote

Intesse rosari

Di assillante

Disperazione.


Ho la netta impressione

Che mi odino.

Come quel dio

Padre di dei

Nordici

E ghiacciati.


Come questo

Tutto questo

Che mi circonda.


Odo un brusire

Scarabei neri che affrettano le mandibole

Attraverso questa distesa

Di ghiaccio e guerra

E la neve continua a cadere.


Sento le mie ossa

Spolpate della carne

Bianche

Lisce come una tela

Su cui potrei continuare

A scrivere.


Dei passi.


Ascolto dei passi sul selciato

Sulle scale

Sulla passatoia che giunge a me

Nella stanza accanto

Qui

Sulla porta

Immobili.


Sei tu?

Sei dunque giunta a me?

Chi sei tu?


Quale è il tuo nome?


Io non lo ricordo.


Ricordo il mio.


Conosco il mio nome.


Una figura

Silhouette d’ombra

Sullo sfondo ghiacciato

Della neve

e del bianco

Osserva e non parla.

Non mi muovo

Alla scrivania

Continuo a tentare

Di scrivere

Del ghiaccio

Della guerra

E della neve

Che non si dà pace di cadere.


Lei mi osserva e io la ignoro.


La penna è senza inchiostro

Il foglio a pezzi

E la mia mano viola

Come il cielo

Di una sera

Che accoglie un marinaio

Fenicio

Che ritorna a casa.


E lei sulla porta

Ancora nessun suono

Dalla sua bocca

Se anche ne avesse una

Non parlerebbe

Perché nulla da dire

E ogni cosa è chiara.


Bastava solo aspettarla.

E lei sarebbe arrivata.


Samarcanda non è lontana.

Samarcanda è qui.


E lei è finalmente arrivata.


Per l’ultima volta

Guardo fuori dalla grande finestra

E vedo il monte

Seghettato

Le piccole e segrete piramidi

Il mio paesaggio.

Sono stato un buon pittore.


Chiudo gli occhi.


Non c’è più ghiaccio

Né la guerra

Anche la neve

Ha smesso di scivolare dal cielo.


Mi volto e la guardo.


Ora ricordo il suo nome.


Non l’avevo perduto.


Lo sussurro

Insieme al mio.


Non v’è niente

Altro

Che noi.


Noi.


FINE



Alex “Logos” Tonelli


26\08\2008





Scritto da: Logosnero alle ore 10:45 | link | commenti (1) | categoria: