***
GHIACCIO E GUERRA
I
La fuori vi sono solo
Ghiaccio e guerra
E io ascolto il clamore di battaglie
E il luccichio della neve
Che cade.
Ascolta, lo senti anche tu?
Forse è un urlo, una sirena,
Una mina che esplode,
O è solo il silenzio
Di questa scrivania legnosa?
Alzo la testa e guardo
Fuori, solo bianco
Non vi è nulla
Se non bianco
E qualche rada esplosione.
Odo l’orizzonte che riecheggia
Un tonfo, un sordo lamento
Un urlo.
Lo odi?
Ascolta il mio stesso
Silenzio.
Il giradischi nella sala accanto
Gracchia guasto
E il vecchio vinile
Non svela l’incanto
Della musica antica.
La casa è piccola
Grandi finestre e vetri crepati
Un tempo aleggiava un profumo
Ma ora solo un vago odore
Di ghiaccio,
Di neve
E polvere da sparo,
Neppure più gli insetti
Molesti
Si fermano a curiosare.
In alto
Nel cielo
Grigio
Nuvole pesanti ed io
Penso a lei
Che si muoveva come le nuvole
Nei cieli
Inafferrabile.
Grigio e minaccia di pioggia,
La pioggia del mattino
Quella fredda che cade sulle rovine
Sulle tombe, sulle strade deserte
Di questo panorama mesto
Dipinto su questa grande finestra.
Freddo, le mani sono gelate
La sensibilità altrove
E persino la penna pesa
Come un macigno da condurre
Oltre il valico,
Eternamente.
Il legno si screpola, il foglio
Si consuma e l’inchiostro
Si ghiaccia in questo mio
Solitario raccontare
Il ghiaccio
E la guerra.
Bianco e rosso
Freddo e sangue.
Ghiaccio e guerra.
Non ho mai creduto in dio
E neppure posso pregare
O urlare insulti
Contro un altro volere
Perché il caso
Solo il caso
E nessun mulino a vento
Mascherato
Mi ha confinato qui
In questa mia casa.
Senza di lei.
Non ricordo più neppure il suo nome
Ma ho imparato a ricordare il mio e lo ascolto
Ripetuto sulle mie
Insanguinate labbra.
Conosco il mio nome.
La porta è là dietro,
Un poco oltre il letto disfatto,
Quasi la dimentico
Aperta ma nessuno entra
In questa stanza
E la neve cade sul ghiaccio
Sino a spezzarlo
E sprofondare.
Ghiaccio e guerra
Battaglie congelate
In istanti immobili
Senza esito, statici
Diorami di identici soldati,
Sul punto di morire.
Morituri.
E io continuo a scrivere
Sino a che la pagina
Finisce e il pallido sole
Tramonta e il nero della notte
Si riflette sul ghiaccio
E nei suoni della guerra.
In questa casa che guarda
I monti e alcune piramidi
Poco lontane
Attendo che la battaglia arrivi
E il ghiaccio giunga
E mi reclami alla sua
Imperitura
Perfetta immobilità.
Arriveranno prima gli scricchiolii
Del gelo o il ritmo
Distorto
Delle cannonate?
Intanto la neve
Continua a cadere
E avvolge ogni cosa,
La mia vista
È priva di ogni cosa.
Io guardo fuori
E vedo piccole orme
Che vanno scomparendo
Non le riconosco, qui intorno
Non c’è nessuno da così
Tanto tempo,
Forse sono le mie
O le tue
E tu stai salendo le scale,
I gradini di legno
Per bussare ad una porta
E annunciare il tuo
Sorriso.
La mia porta resta
Silenziosa
E io continuo a scrivere
E il ghiaccio a conquistare
E la guerra a devastare
E su tutti la neve
Non smette di cadere.
Indifferente.
II
Quanta strada
Prima di questa casa
Quanti passi
Prima di questa scrivania.
Ho incontrato gente
Soldati
Donne e vecchi
Re e poeti
Gente in fuga
Dispersa
Nelle loro terre
E io andavo
Oltre.
Ti ho cercata dove il sole sorge
Ti ho cercata dove il sole tramonta
Ti ho cercata nel cielo
Di una casa senza muri
Ma solo finestre
E tu sei solo una memoria
E un suono che si spegne
Lontano.
Mi raccontavano di averti vista
Un attimo prima del mio passaggio
Ma tu eri sempre un po’ più in là
E io andavo
Avanti
Camminando sul ghiaccio
Immerso nella guerra
Sepolto dalla neve.
Pastrano scuro
Stivali pesanti
Guanti lanosi
E il buffo cappello.
Poi la barba
La mia bionda barba.
Racconteranno leggende
Sul passaggio di un uomo
Dal capo chino
Dagli abiti invernali
Dagli occhi color del cielo.
O la guerra ucciderà
Tutte le leggende
E il ghiaccio seppellirà
Tutto il passato.
Persino quegli occhi.
Sei rimasta lontana
Ed io ero stanco
E qui mi sono fermato
Nella casa senza muri
In mezzo al cielo.
Attendo,
Non smesso di cercati
Ma aspetto
Che sia tu ad entrare
Da quella porta
Che mi separa
Dal ghiaccio
Dalla guerra
Dalla neve
Da te.
Il suono del caffé si mischia
Al suo profumo e vinco la fatica
Di alzarmi e lasciare i fogli
Sparsi
Sulla scrivania
Sul letto
Per terra sul legno
Decorati
Della mia
Fanciullesca grafia.
La tazza fuma e sorseggio
Piano, ogni tazza è forse l’ultima tazza
E poi resterà solo acqua
Ancora per poco
Calda.
Le nuvole nel cielo
Sono scomparse
Forse fuggite
E un pallido sole
Rischiara il mezzogiorno
E il ghiaccio
E la guerra
E la neve che continua
A cadere.
Non ci sono più libri
Combustibile arso da tempo
Delirio per un momento di tepore
Barattato con l’eterno
Consolamentum
Delle parole.
Ora
Solo silenzio
Intorno
Sulle mensole
Di librerie
Vuote.
Uno sparo,
Forse un soldato
M’affaccio da una delle finestre
Ma non vedo nulla
Se non ghiaccio
E la neve
Che cade
Era solo
Un altro
Ennesimo
Suicida.
La sua pistola,
Invidio la sua pistola.
Quanto tempo?
Da quanto tempo sono qui?
In questa mia casa senza muri
Che sorge a ridosso del cielo?
Da dove arriva questo ghiaccio
E la neve
E la guerra?
La bomba è davvero
Scoppiata?
Boom.
Domande scritte nella neve.
E basta un battito di tempesta
Per lavarle via
E nulla resta.
Steso sul letto
Le braccia aperte
Le gambe aperte
Sono un angelo
Vitruviano
E dalle lenzuola scure
Fisso il soffitto
Le pareti
L’ombra di un armadio
Che ora è cenere
Sparpagliata ovunque
E l’orologio
Fermo ad un tempo
Scomparso
Chiudo gli occhi
E non vedo il ghiaccio entrare
Dalla porta e piano
Scivolare nella stanza.
Continuo a far finta di dormire
Magari non si accorgerà di me.
Ghiaccio.
Ovunque.
Sulla scrivania
La penna è inutile
Incido il foglio con un coltello
E cerco di lasciare
Una traccia
Di un passaggio
Di una sosta
E di una ricerca
Che non si è conclusa.
In vano tento
Di ferire il tempo
E lasciare
Lo sfregio
Del mio presente.
Di questo tempo
E di questa casa
Mia.
Il foglio si lacera,
Si spezza e si frantuma
Patina sottile, cristallo
Di ghiaccio.
E le parole restano mute
La mia memoria
Incontaminata
Non si farà verbo.
Non sarò dio.
La guerra è vicina
Il ghiaccio e qui dentro
E la neve continua a cadere.
Impassibile.
Belle Dame.
Sans merci.
III
Bianco.
Non vedo altro che bianco.
Bianca la casa,
I muri che non esistono
Le grandi finestre
La scrivania
Persino la guerra
Giù per strada
È bianca.
La neve non ha smesso di cadere
Neppure ora che non vi è più nulla
Da ricoprire e tutto è un soffice
Manto
Bianco
Da cui si leva
A volte
Lo scoppio
Di qualche
Anacronistica
Esplosione.
La guerra non si è accorta che il ghiaccio
Ha trionfato.
Non sento più i miei pensieri
Il ricordo si mischia al presente
E il futuro sembra così vicino da poterlo toccare
Lì, nel ghiaccio, nella neve,
Basterebbe dormire
Per un ultima volta.
Le voci. Senti le voci?
Quante voci in questa stanza
Le riconosco una ad una
Sono gli alberi
E il frutto di una perduta conoscenza
Il paradiso perduto
Il suo nome
Che non ricordo
E il mio
Che guizza
Sul ghiaccio e
Rimbomba ovunque.
Cammino nel bianco
Intorno alla casa
In circolo perfetto
E scavo un solco
Dentro o fuori
Di qui o di là
E nel cielo
Un occhio d’abisso mi osserva
E si interroga
Sulla mia follia.
Scavalcano il fosso
Le piccole formiche
D’argento dipinte
Armate di scheletri
Chitinosi e metallici
Possenti
Avanzano lente
In fila perfetta
D’indiana memoria
E arrivano a me
Qui di fronte.
Ant Army.
Guarda le vedi anche tu?
Lì, eccole lì.
Non le vedi?
Sono folle?
Chi sei tu?
Con chi sto parlando?
Sei bianco
E freddo
Come il ghiaccio
E mi rifletti
Senza pensarmi.
Le hai viste le formiche?
Mi hanno parlato
La loro lingua
È facile
È fatta di tanti silenzi
Accatastati l’uno sull’altro
E io il silenzio
Lo capisco.
L’ho imparato negli anni
Prima di questa casa.
Le hai ascoltate?
Hai udito la loro storia?
Chi sei tu?
Perché non vedi?
Perché non senti?
Sei lei?
No.
Non sei lei.
Lei chi?
Musica,
Intorno a me una musica
Note soffuse
Un canto parco
Una nenia.
Scricchiolii nel ghiaccio
E mi accorgo che le esplosioni
Sono cessate
Nessuno sparo
Nessun soldato salta
Su una mina nascosta.
Mina, amante prediletta del Vampiro.
Urlo.
La guerra è finita?
Finita?
Ita?
A?
Passa un momento
E lo sparo arriva
Risposta gracchiante alla mia stolta domanda.
Il vetro esplode intorno a me.
Sangue, schegge e sgorganti
Ferite sul volto.
Rosso sul bianco
Astratto dipinto in cui riconosco
Me stesso.
Il mio viso
Deturpato.
La guerra non finirà mai.
E la musica smette di suonare,
E l’eco della battaglia
Ritorna
Come una risacca
Stanca
Sulla spiaggia
Fredda
Della mia
Solitudine.
Il sole tramonta,
E la luna si alza nel cielo
Proprio lì
Ad una passo dalle finestre
Della mia casa
E quasi la sfioro
E ne sento
La luce
Tra le dita
Blu
Elettrica
Come una pira
Funeraria
Caricata
A dinamo.
Un funerale,
Marionette in nero
A seguire il feretro
Movimenti a scatti
E fili che pendono dall’alto
Nessuno parla
Disegnate le lacrime
Sui visi di legno
E la recita prosegue.
Tumulazione
Di una presunta
Umanità.
Allungo il braccio
Le richiamo a me
Ma non mi odono
E il sacerdote
Intesse rosari
Di assillante
Disperazione.
Ho la netta impressione
Che mi odino.
Come quel dio
Padre di dei
Nordici
E ghiacciati.
Come questo
Tutto questo
Che mi circonda.
Odo un brusire
Scarabei neri che affrettano le mandibole
Attraverso questa distesa
Di ghiaccio e guerra
E la neve continua a cadere.
Sento le mie ossa
Spolpate della carne
Bianche
Lisce come una tela
Su cui potrei continuare
A scrivere.
Dei passi.
Ascolto dei passi sul selciato
Sulle scale
Sulla passatoia che giunge a me
Nella stanza accanto
Qui
Sulla porta
Immobili.
Sei tu?
Sei dunque giunta a me?
Chi sei tu?
Quale è il tuo nome?
Io non lo ricordo.
Ricordo il mio.
Conosco il mio nome.
Una figura
Silhouette d’ombra
Sullo sfondo ghiacciato
Della neve
e del bianco
Osserva e non parla.
Non mi muovo
Alla scrivania
Continuo a tentare
Di scrivere
Del ghiaccio
Della guerra
E della neve
Che non si dà pace di cadere.
Lei mi osserva e io la ignoro.
La penna è senza inchiostro
Il foglio a pezzi
E la mia mano viola
Come il cielo
Di una sera
Che accoglie un marinaio
Fenicio
Che ritorna a casa.
E lei sulla porta
Ancora nessun suono
Dalla sua bocca
Se anche ne avesse una
Non parlerebbe
Perché nulla da dire
E ogni cosa è chiara.
Bastava solo aspettarla.
E lei sarebbe arrivata.
Samarcanda non è lontana.
Samarcanda è qui.
E lei è finalmente arrivata.
Per l’ultima volta
Guardo fuori dalla grande finestra
E vedo il monte
Seghettato
Le piccole e segrete piramidi
Il mio paesaggio.
Sono stato un buon pittore.
Chiudo gli occhi.
Non c’è più ghiaccio
Né la guerra
Anche la neve
Ha smesso di scivolare dal cielo.
Mi volto e la guardo.
Ora ricordo il suo nome.
Non l’avevo perduto.
Lo sussurro
Insieme al mio.
Non v’è niente
Altro
Che noi.
Noi.
FINE
Alex “Logos” Tonelli
26\08\2008